Mario Monicelli

Regista. Nato a Viareggio nel 1915.
Figlio del giornalista e autore drammatico Tommaso Monicelli, originario di Ostiglia (Mantova), si laureò in Storia e Filosofia all'Università di Pisa. Con il cugino Alberto Mondadori, realizzò nel 1934 per i Littoriali della Cultura il cortometraggio a 16 mm Il cuore rivelatore (da Poe), al quale seguì nel 1935, sempre a 16 mm, il lungometraggio muto I ragazzi della via Paal (da F. Molnar), premiato al concorso per passoridottisti tenutosi a Venezia. Passato al professionismo, fu assistente di Machaty (per Ballerine, 1936), di Genina (per Squadrone bianco, id.), di D'Errico (I fratelli Castiglioni, 1937), e nel 1937 diresse, sotto il nome di Michele Badiek, a Camaiore nel parco della villa Zacconi, Pioggia d'estate, film che circolò soltanto nel meridione. Nel 1940, con La Granduchessa si diverte di Gentilomo, iniziò anche l'attività di sceneggiatore, e nel 1949 quella di regista e scenarista, facendo coppia con Stefano Vanzina (Steno), ed esordendo con il film Al diavolo la celebrità, al quale seguì Totò cerca casa e, nel 1950, Vita da cani, sul mondo dello spettacolo di varietà di terz'ordine. La collaborazione con Steno -con il quale formò una serie di opere che possono classificarsi come "commedie all'italiana"-, si concluse con Le infedeli (1953); quindi, da solo, in quello stesso 1953, girò Totò e Carolina che, per ragioni di censura, uscì sugli schermi nel 1955. Successivamente con Proibito (1954), dal romanzo La madre della Deledda, volle dimostrare la sua capacità di cimentarsi anche con i soggetti drammatici. Diresse Sordi in Un eroe dei nostri tempi (1955), ma fu con I soliti ignoti (1958), spregiudicata, divertente commedia incentrata su di un gruppetto di sprovveduti ladruncoli, e con il tragicomico La grande guerra (1959) -Leone d'oro ex aequo a Venezia-, che Monicelli arrivò ai risultati migliori della sua carriera registica. Nel 1963 seguì I compagni, su uno sciopero dei tessili organizzato a Torino da un agitatore socialista sul finire dell'Ottocento: opera che i critici definirono "matura e intelligente", "quadro colorito e vivacissimo che rende tutto il senso e l'atmosfera del tempo". Poi, con L'armata Brancaleone (1966) e con Brancaleone alle Crociate (1969) -ambedue con Vittorio Gassmann-, raggiunse il primato degli incassi della stagione e la notorietà. Una gustosa satira sociale fu poi Romanzo popolare (1974), mentre Amici miei (1975) -da un soggetto originale di Pietro Germi-, che narra le bravate goliardiche di cinque amici toscani cinquantenni e buontemponi, ottenne uno straordinario successo commerciale. Diresse ancora Sordi, questa volta in un ruolo fortemente drammatico, in Un borghese piccolo piccolo (1977), e Giancarlo Giannini in Viaggio con Anita (1978), ritratto di un latin-lover quarantenne e bugiardo, offrendo al suo pubblico un grottesco con pagine molto belle. Degli anni '80 sono i film: Il Marchese del Grillo (1981), Amici miei, Atto II (1982), Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984), Le due vite di Mattia Pascal (1986) e soprattutto Speriamo che sia femmina (1986), premiato con il David di Donatello e il Nastro d'argento, il miglior film sulle donne fatto recentemente in Italia.

Altri film: -1951 Guardie e ladri (coregia). -1957 Padri e figli; Il medico e lo stregone. -1960 Risate di gioia. -1968 La ragazza con la pistola. -1976 Caro Michele. -1979 Temporale Rosy. -1981 Camera d'albergo.

Roberto Chiti


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